Beni culturali, 20 anni di partenariato pubblico-privato

Sponsorizzazioni, commissioni o tutela del patrimonio esistente: l’industria privata è sempre più protagonista della scena culturale. Sono le aziende i nuovi mecenati, pronte a mettere a disposizione ingenti risorse per interventi di restauro altrimenti dalla difficile realizzazione, dando vita ad una cooperazione vincente tra pubblico e privato, finalizzata alla valorizzazione del territorio.

Il periodo degli interventi a costo zero  è stato inaugurato a Roma nel 1998, con il restauro della Scala Cordonata del Campidoglio finanziato da Biagiotti, che ha poi replicato nel 2007 con la riqualificazione delle due fontane di piazza Farnese. Da Biagiotti in poi, il cosiddetto “mecenatismo alla moda” ha sponsorizzato molti progetti nella capitale. A cominciare da Diego Della Valle e dalla sua industria di scarpe Tod’s, che con un esborso di circa 25 milioni di euro si è intestato il restauro più famoso del pianeta: quello del Colosseo.

Prima invece per numero di interventi la maison  Fendi, con i restyling del Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur (attuale sede romana dell’azienda), del complesso delle Quattro Fontane e, per un ammontare di quasi 3 milioni di euro, della Fontana di Trevi, trasformata per una notte in passerella d’eccezione per festeggiare i 90 anni del marchio.

Sempre a Roma importanti interventi di restauro sono stati finanziati da Bulgari, come la Scalinata di Trinità dei Monti e la Barcaccia di piazza di Spagna, quest’ultima, come tristemente noto, deturpata pochi mesi dopo dai tifosi del Feyenoord in trasferta nella capitale e nuovamente restaurata in seguito. Ancora in corso è invece l’importante restauro da parte di TIM del Mausoleo di Augusto.

Meno esibiti i restauri realizzati con fondi stranieri, su tutti la Piramide Cestia e gli scavi del Foro di Cesare. Patron del primo il giapponese Yuzo Yagi, che ha deciso di devolvere 2 milioni di euro, per sbiancare il monumento del I secolo a. C. Il secondo, invece, è stato a cura della Fondazione Carlsberg, per un costo complessivo di 1,5 milioni di euro.

Il mecenatismo non è limitato ovviamente alla sola capitale. In tutta Italia aziende di ogni settore, dalla moda al cibo, si sono fatte carico di importanti interventi. Tra i tanti ricordiamo Renzo Rosso, patron di Diesel, che ha investito ben 5,5 milioni per il Ponte di Rialto a Venezia, il restauro del Cenacolo di Leonardo a Milano da parte di Eataly e quello, a Napoli, delle Catacombe di San Gennaro da parte di Parmacotto.

Il trend positivo del sistema culturale è stato favorito anche dall’Art Bonus, il credito d’imposta introdotto nel 2014 dall’allora ministro Dario Franceschini. Grazie ad esso più di 7.000 donatori hanno permesso di raccogliere circa 200 milioni di euro. Il sistema permette infatti di portare in detrazione d’imposta il 65% dell’importo erogato dai mecenati in favore di musei e restauri. Ad usufruire del bonus sono però quasi unicamente fondazioni e singoli cittadini: secondo la legge, infatti, il mecenatismo non prevede una controprestazione. In parole povere, per accedere al bonus non è possibile fare marketing, nè avere un ritorno d’immagine, scelta non sempre semplice né fattibile per un’azienda che ha dei bilanci da presentare.

Se, dunque, per Cesare Brandi, principale teorico del restauro in Italia, “Il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione al futuro”, indirizzare capitali al finanziamento del recupero del patrimonio storico artistico diventa per le aziende un modo per ottenere visibilità, rafforzare il brand e stringere forti relazioni con i territori, a vantaggio delle comunità che abitano quei luoghi, dell’arte e del turismo.

Edoardo Castracane