Baumgarten, la diversificazione energetica è sempre positiva

A distanza di pochi giorni dall’esplosione dello strategico gasdotto di Baumgarten, che ha provocato un morto e 21 feriti ed interrotto momentaneamente l’afflusso di gas dall’Austria al nostro Paese (poi ripreso), l’attenzione pubblica sembra nuovamente ritrarsi nella sottovalutazione di alcune criticità strutturali cui l’Italia deve far fronte.

La località austriaca occupa infatti un ruolo strategico nell’approvvigionamento energetico nazionale (e non solo), risultando storicamente uno degli snodi cruciali per il gas proveniente dalla Russia, che soddisfa da sola oltre il 40% del fabbisogno italiano. Ove si aggiunga a questo dato che un quarto circa del gas utilizzato dalla penisola nel 2016 era proveniente dall’Algeria, ci si rende conto di come oltre due terzi del fabbisogno italiano di gas dipendano da appena due Paesi.

Certamente le condizioni italiane sono molto più favorevoli rispetto all’Europa Orientale, dove l’apporto degli idrocarburi russi è esponenzialmente maggiore, ma ciò non può costituire un impedimento per proseguire nella strada della diversificazione energetica. L’Italia sfortunatamente non arriva a coprire con la produzione nazionale neanche il 10% dei consumi interni di gas, a causa della relativa povertà del sottosuolo rispetto alle dimensioni della propria economia.

Se non si può modificare il ruolo di Stato eminentemente importatore (che destino e geologia ci hanno imposto), si devono tuttavia monitorare con attenzione gli equilibri sempre più mutevoli del presente energetico. Tre direttive principali devono essere considerate per comprendere gli spazi di manovra a nostra disposizione ed i rischi imminenti cui siamo sottoposti.

1) Collegamento con i giacimenti dell’Azerbaigian: la realizzazione del Trans-Adriatic Pipeline, il gasdotto che partendo dalla Grecia raggiungerà l’Italia passando per l’Albania (la fine dei lavori è prevista per il 2020), rappresenta uno dei segmenti infrastrutturali che uniranno la nostra penisola al Mar Caspio, grazie all’interconnessione con il South-Caucasus Pipeline ed il Trans-Anatolic Pipeline. Ciò permetterà di attingere all’imponente giacimento azero di Shah Deniz II, riuscendo, nelle intenzioni degli ideatori, a trasportare ogni anno circa 10 miliardi di metri cubi di gas.

2) Stabilizzazione della Libia: risulta quasi banale ricordare come la “quarta sponda” libica rappresenti attualmente il più grande grattacapo per la nostra politica estera. Non solo per l’emergenza migratoria ed il pericolo dell’affermazione di compagini filo Is nel Paese arabo ma, non di secondaria importanza, anche per i consistenti interessi energetici in gioco. Una stabilizzazione dell’area è quindi necessaria per far ritornare la Libia ai livelli produttivi pre-guerra civile.

3) Faglia Nord-Sud: la disparità tra Europa settentrionale e meridionale rischia di non fermarsi alle questioni di bilancio ma di rafforzarsi anche in ambito energetico. L’incidente di Baumgarten dimostra come occorra guardare con attenzione ai nuovi progetti infrastrutturali tra Russia e Nord Europa, Germania in primis. Il raddoppio del North Stream, il gasdotto che evita le “russofobe” repubbliche baltiche per collegare Russia e Germania, deve spingere l’Italia a riequilibrare la situazione, puntando ad assurgere al ruolo di hub  energetico tra Africa ed Europa.

Marco Valerio Solia

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