Flat tax, luci ed ombre della rivoluzione fiscale

In queste settimane, ormai a ridosso delle imminenti elezioni politiche, la proposta di introdurre in Italia la flat tax  (tassa piatta), volta a sostituire il vigente sistema fiscale basato sul metodo progressivo, ha occupato uno spazio rilevante all’interno del dibattito pubblico.

Ideata e teorizzata dall’economista statunitense Milton Friedman, la flat tax è oggi applicata in molti Paesi dell’Est Europa (Russia, Romania, Repubblica Ceca ed altri Stati del vecchio blocco sovietico).

Veniamo al suo funzionamento. L’applicazione dell’aliquota unica, ammettendo che la percentuale fissata sia quella proposta da Forza Italia del 23% (la Lega propone il 15%), è valida per tutti i redditi Irpef, ovvero per le basi imponibili derivanti da reddito di lavoro autonomo e dipendente, nonché i redditi fondiari, di capitale e di impresa (per società di persone prive di personalità giuridica).

Allo stato attuale il nostro ordinamento tributario è fondato sul principio di progressività, tramite il quale, a scaglioni di reddito via via crescenti, la percentuale dell’aliquota cresce proporzionalmente.

Sotto è riportata una tabella semplificata in cui sono rappresentate le aliquote utilizzate oggi per fascia di reddito:

 

scaglioni di reddito in € aliquota imposta dovuta
da 0 a 15.000 23% 23% sulla parte eccedente la no tax area (vedi sotto)
da 15.000,01 a 28.000 27% 3.450 € + 27% sulla parte eccedente i 15.000 €
da 28.000,01 a 55.000 38% 6.960 € + 38% sulla parte eccedente i 28.000 €
da 55.000,01 a 75.000 41% 17.220 € + 41% sulla parte eccedente i 55.000 €
oltre 75.000 43% 25.420 € + 43% sulla parte eccedente i 75.000 €

 

Applicando un’aliquota fissa del 20-23% (se non addirittura del 15%) i cittadini con reddito più alto registrerebbero alla fine dell’anno un notevole risparmio, con grande sollievo per le proprie tasche ma con un’immediata e significativa riduzione del gettito fiscale complessivo, creando preoccupazione per il bilancio statale.

A questo proposito, tuttavia, vi è da sottolineare che in Italia il reddito medio annuale delle famiglie, secondo l’Istat, appartiene prevalentemente alla seconda e terza fascia (i redditi più bassi si registrano nelle Isole e nel Mezzogiorno). Se dunque la flat tax avvantaggerebbe le fasce di reddito più alte, un risparmio, seppur minore, riguarderebbe anche le fasce medio-basse.

Rimane tuttavia il nodo delle coperture, il quale, congiuntamente alla sperequazione, è senz’altro il principale problema per quanto concerne l’applicazione in Italia della flat tax. Per far fronte alle esigenze di bilancio vi è infatti il rischio di dover aumentare altri balzelli, vanificando almeno in parte le intenzioni del provvedimento.

L’obiezione principale alla flat tax deriva dalla incostituzionalità di una tale riforma fiscale (l’art. 53 della Costituzione recita “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”). I suoi promotori, tuttavia, affermano di voler instaurare un sistema più efficace e semplificato di deduzioni (sottrazione di un dato valore al reddito imponibile) che garantirebbe il principio costituzionale appena menzionato (a cominciare da una soglia fissa di 3.000 euro da sottrarre alla base imponibile a seconda del numero di componenti il nucleo familiare).

Ad esempio un single che guadagna 20.000 euro otterrebbe una deduzione di 3.000 euro e pagherebbe il 23% di flat tax sul restante 17.000 imponibile. Al crescere del numero di componenti il nucleo con medesimo reddito aumenterebbe la deduzione. Fra le appendici dell’aliquota fissa, i sostenitori della flat tax ipotizzano inoltre una “not tax area” per una fascia di reddito tra lo 0 e i 13.000 euro.

Secondo studi della BCE e del Fondo Monetario Internazionale (condotti tra il 2005 e il 2017), risulta pressoché irreale quantificare i vantaggi in termini economici (impulso all’economia per effetto del risparmio nelle tasche degli italiani) e gli svantaggi fiscali (mancato gettito per effetto della minore tassazione).

La pressione fiscale in Italia è ai vertici della media europea (nel 2017 al 42% rispetto a una media del 34% circa) e una riforma fiscale dovrebbe essere al centro dell’agenda politica del prossimo governo; allo stesso tempo le coperture per l’introduzione di una flat tax appaiono incerte, oltre a far sorgere dubbi circa la sua adesione al principio di progressività del prelievo fiscale.

Michel Baggieri