Come finanziare una start-up innovativa in Italia

L’attenzione che da diversi anni una pluralità di soggetti diversi sta mostrando nei confronti dell’imprenditorialità innovativa non è affatto casuale: vuoi la spinta proveniente da quelle economie più avanzate che hanno fatto di questo settore un saldo pilastro del loro successo, vuoi la percezione di tutte quelle opportunità che i progetti innovativi portano con sé, si sta cercando di rivitalizzare il tessuto imprenditoriale italiano attraverso la valorizzazione di questo particolare settore.

Una valorizzazione finalizzata a rafforzare i diversi aspetti che interessano un nuovo progetto imprenditoriale, dall’introduzione di leggi ad hoc come il “Decreto Crescita 2.0” del 2012, all’implementazione di strumenti, non solo economici, atti a supportare lo sviluppo di un’impresa innovativa. Si stanno seguendo nel nostro Paese delle traiettorie che prendono spunto dal modello americano, perché è proprio negli States che si è radicato e consolidato negli ultimi decenni il fenomeno delle start-up.

La normativa italiana

A livello pubblico è aumentata la sensibilità nei confronti delle imprese particolarmente innovative, andandole a disciplinare attraverso il sopramenzionato provvedimento legislativo. Con l’introduzione del decreto-legge 179/2012, l’Italia si è infatti dotata di una normativa organica volta a favorire la nascita e la crescita di nuove imprese ad alto valore tecnologico. Obiettivo della policy è sostenere lo sviluppo di un ecosistema imprenditoriale orientato all’innovazione, capace di creare nuova occupazione e di attrarre capitale umano e finanziario dal mondo.

Per il nostro ordinamento, quindi, la start-up innovativa è una società di capitali di diritto italiano costituita anche in forma cooperativa, o società europea avente sede fiscale in Italia, che risponde a determinati requisiti e ha come oggetto sociale lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi e ad alto valore tecnologico. È previsto l’obbligo di iscrizione nella sezione speciale del Registro delle imprese (per approfondimenti visitare il sito: www.startup.registroimprese.it). Sicuramente un passo avanti da parte del nostro Legislatore, che ha consentito un debole avvicinamento ai modelli più evoluti. Debole perché in relazione agli altri elementi caratterizzanti il fenomeno (finanziamenti, burocrazia, strutture, cultura) siamo ancora su un gradino inferiore rispetto alle più moderne economie.

L’introduzione del FNI (Fondo Nazionale Innovazione)

Un ulteriore progresso si è avuto col Fondo Nazionale Innovazione, previsto dalla Legge di Bilancio 2019, dotato di circa 1 miliardo di euro e gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti. Il Fondo Nazionale Innovazione è un soggetto (SGR) multi-fondo che opera esclusivamente attraverso metodologie di Venture Capital. Si tratta dello strumento finanziario elettivo per investimenti diretti o indiretti allo scopo di acquisire minoranze qualificate del capitale di start-up, scale-up e PMI innovative.

I primi passi

Chiunque voglia avviare oggi una start-up innovativa in Italia deve disporre di un modello di business scalabile, ripetibile e soprattutto realizzabile, il tutto esplicitato da un “business plan” coerente e realizzato eventualmente da un consulente. Elemento fondamentale (per molti investitori il presupposto principale per ottenere un finanziamento) è la presenza di un team eterogeneo e multidisciplinare, capace di ricoprire tutti i ruoli impegnati nel successo dell’impresa. In effetti gran parte della letteratura manageriale definisce un buon team più efficace rispetto a una buona idea. La conferma è data dalla realtà dei fatti. I finanziatori attivi sul nostro territorio (investitori informali, investitori istituzionali, operatori pubblici) al momento di una valutazione sulla validità del progetto imprenditoriale tengono conto dei soggetti impegnati nello stesso progetto.

Il primo passo, dunque, è metter su un team capace di suscitare l’interesse dei soggetti finanziatori tanto quanto un’idea imprenditoriale innovativa, il tutto racchiuso in un business plan ben redatto, comunque sempre perfettibile. Quest’ultimo elemento, quale strumento di pianificazione, ci permette di capire di quali e quante risorse necessiti la nostra futura impresa.

Il supporto finanziario

La fase che maggiormente preoccupa il nuovo imprenditore è quella immediatamente successiva alla redazione del proprio business plan, ossia la disponibilità di queste risorse. Abbandoniamo la strada dell’autofinanziamento, di sicuro l’alternativa più semplice e immediata (ma solo se si possiede la liquidità sufficiente) per esplorare il mondo, in continua evoluzione, degli investitori nel capitale di rischio di imprese nascenti. Un primo gruppo di soggetti finanziatori è dato dagli Investitori Informali (Business Angels e Incubatori d’Impresa) che intervengono in una primissima fase, e spesso ancora prima della costituzione dell’impresa, attraverso un supporto non soltanto economico ma anche manageriale. Se abbiamo un’idea di business ma non le competenze imprenditoriali e manageriali, né le risorse finanziarie, essi rappresentano una scelta obbligata.

Quando le esigenze delle aziende si evolvono, richiedendo un intenso apporto di capitale finanziario unito ad una consulenza manageriale e strategica (necessaria per lo sviluppo/espansione dell’impresa), sono gli Investitori Istituzionali (Venture Capital e Private Equity) a prendere il posto dei precedenti operatori. Ad accomunare i due gruppi è la natura dei soggetti che li caratterizzano: sono operatori privati che rischiano il loro capitale in cambio di una partecipazione nel capitale sociale dell’impresa.

L’ultimo gruppo, invece, è dato dall’operatore pubblico, che non si configura come vero e proprio investitore nel capitale di rischio. In Italia l’ente governativo preposto al supporto finanziario (e non) di un progetto, è Invitalia. Cambia anche l’obiettivo rispetto ai precedenti soggetti: non più realizzare un profitto e ottenere una quota di capitale sociale, ma favorire lo sviluppo del tessuto imprenditoriale italiano attraverso dei contributi a fondo perduto, oppure dei finanziamenti a tasso agevolato, previa approfondita valutazione del business plan e del team imprenditoriale, vista anche la natura pubblica dei fondi da erogare. Di simile impostazione sono i contributi della Comunità Europea, elargiti attraverso dei piani dedicati allo sviluppo imprenditoriale e territoriale.

Il consiglio per qualsiasi aspirante imprenditore è l’ottenimento di tutte le informazioni possibili: leggere bandi, visitare siti web governativi, rivolgersi a società competenti, informarsi sugli eventi, ricercare le Università che prevedono un centro di sostegno per le start-up, partecipare a business game, contattare gli investitori. Avere quindi un’idea chiara di tutte le opportunità sfruttabili per lanciare il proprio progetto imprenditoriale, perché nel nostro Paese, soprattutto negli ultimi anni, sono aumentate a dismisura.

Giuseppe Cucciniello

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