Il Decreto Rilancio al microscopio

Il testo dell’attesissimo Decreto Rilancio (D.L. n. 34/2020), approvato il 13 maggio 2020 e successivamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale, delinea una maxi manovra da 55 miliardi di euro per contrastare gli effetti economici del coronavirus.

Alcune misure, già previste nel Decreto Cura Italia del 17 marzo scorso, sono state ulteriormente amplificate, come ad esempio la sospensione del termine dei versamenti tributari (IVA, IRPEF, contributi). Sulla base delle nuove disposizioni essi slitteranno dal 30 giugno al 16 settembre, così da favorire imprese, liberi professionisti ed enti non commerciali che hanno subìto una diminuzione del fatturato e dei corrispettivi di almeno il 33% nei mesi di marzo e aprile 2020 rispetto allo stesso lasso di tempo dell’anno precedente.

Il decreto dispone inoltre la sospensione fino al 31 agosto dei termini di versamento derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento affidati all’Agente della riscossione. La sospensione riguarda anche la notifica di nuove cartelle e degli altri atti di riscossione, mentre le rate 2020 della “rottamazione-ter” e del “saldo e stralcio”, se non versate alle relative scadenze, potranno essere pagate entro il 10 dicembre senza perdere le agevolazioni previste e senza oneri aggiuntivi. Gli avvisi di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate saranno notificati ai contribuenti solo a partire dal 2021 senza alcun addebito degli interessi.

Confermato anche per i mesi di aprile e maggio, il credito d’imposta (60% del canone di locazione) sugli affitti di locali commerciali, che viene esteso non solo agli immobili di categoria C1 (botteghe e negozi), ma a tutti gli immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento di attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale professionale di un’attività di lavoro autonomo. Tale credito può essere usato per compensare eventuali debiti tributari o ceduto direttamente al locatore.

Rimanendo in tema di immobili, e al fine di incentivare il settore turistico (uno tra i più colpiti dagli effetti della pandemia), è prevista l’abolizione della prima rata IMU, in scadenza a giugno, per i proprietari di alberghi e pensioni, a condizione che gli stessi siano anche gestori dell’attività turistica ivi svolta.

Anche altre imposte saranno temporaneamente abolite, garantendo un po’ di ossigeno a commercianti ed imprenditori. Si tratta del saldo 2019 e dell’acconto 2020 dell’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive) a favore di imprese e lavoratori autonomi con volume di affari inferiore ai 250 milioni di euro, il cui versamento era previsto a giugno. Inoltre gli esercenti di bar, gelaterie, ristoranti, pizzerie e molte altre piccole attività saranno esonerati dal pagamento della TOSAP, la tassa per l’occupazione del suolo pubblico, per il periodo dal 1° maggio al 31 ottobre.

Inoltre, per le PMI ed i lavoratori autonomi titolari di partita IVA che nell’aprile 2020 hanno avuto un fatturato inferiore ai 2/3 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente,  è previsto un contributo a fondo perduto che non concorrerà alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi e che sarà erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate sul conto corrente.

Di certo non poteva mancare nel decreto un super incentivo al settore edilizio, da sempre trainante per l’economia italiana, sotto forma di superbonus del 110% delle spese sostenute tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021 per specifici interventi volti ad incrementare l’efficienza energetica degli edifici (ecobonus), la riduzione del rischio sismico (sismabonus) e per interventi ad essi connessi relativi all’installazione di impianti fotovoltaici e colonnine per la ricarica di veicoli elettrici. Al fine di favorire un’immediata liquidità del credito è stata introdotta la possibilità di cedere tutto il credito di imposta alle banche o alla stessa impresa che effettua i lavori, con la conseguenza che il proprietario dell’immobile potrà incassare subito la detrazione e non pagare effettivamente i lavori.

Imprenditori ed esercenti commerciali che svolgono la loro attività in luoghi aperti al pubblico potranno usufruire di un credito d’imposta pari al 60% delle spese sostenute per l’adeguamento alle prescrizioni sanitarie e alle misure di contenimento contro la diffusione da COVID-19, che va ad affiancarsi al credito per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro, già introdotto dal precedente decreto Cura Italia.

Per le famiglie, il decreto riconosce un credito, fino ad un importo massimo di 500 euro, utilizzabile per il pagamento dei servizi offerti dalle imprese turistico ricettive, dai bed & breakfast e dagli agriturismi, fruibile nella misura dell’80%, sotto forma di sconto, per il pagamento dei servizi prestati dal fornitore ed il restante  20%  come detrazione d’imposta, che si spera, servirà a garantire una veloce ripresa del settore turistico nazionale.

Antonio Genovese

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