Turismo, l’impatto del Covid-19 su un settore chiave

La ricchezza del patrimonio storico culturale italiano non necessita di presentazioni, con il Bel Paese (nomen omen) in cima alla classifica dei detentori di siti Unesco, vantandone 55 su 1121 totali. Superfluo dunque sottolineare l’attrattività della penisola per il turismo internazionale e le positive ricadute sulla nostra economia. Nonostante l’Italia a partire dagli anni Novanta abbia ceduto significative quote di mercato verso mete più economiche, dal 2010 al 2019 la spesa dei turisti era tornata a salire, secondo le stime di Banca d’Italia, del 4% annuo. L’incremento di turisti, spinti dalla voglia di vivere un moderno grand tour, si è accompagnato al parallelo aumento della spesa media per le vacanze di carattere culturale, salita del 9% annuo dal 2010 al 2017.

Il 2020 avrebbe dovuto confermare questa tendenza positiva. A guidare la crescita a partire dal 2010 sono stati infatti i turisti esterni all’UE, che hanno aumentato consistentemente la loro presenza in Italia. Un afflusso particolarmente rilevante è quello proveniente dalla Cina. Viste le celebrazioni del 2020, anno della cultura Italia-Cina, erano attesi in massa.

Tutti questi dati, tradotti in termini economici, hanno un notevole impatto sul Pil e sull’economia italiana. Sempre secondo le stime della Banca d’Italia, infatti, alle attività turistiche è direttamente ricollegabile il 5% del Pil ed oltre il 6% degli occupati del Paese. Se poi consideriamo l’indotto del settore arriviamo ad un giro di affari pari al 13% del Pil e ad oltre 4 milioni di occupati. Cifre che rendono l’Italia l’indiscusso leader a livello europeo, potendo vantare oltre il 30% della quota degli esercizi ricettivi sul totale Ue.

Il comparto turistico è stato uno dei più colpiti dalle ripercussioni economiche seguite alla pandemia di Covid-19, impattando significativamente sul prodotto interno lordo complessivo. Esso, secondo l’OCSE, potrebbe calare fino al 12%. Il 2020 sarà in sostanza l’annus horribilis del turismo italiano. Solo ad oggi, considerando dunque i due-tre mesi di chiusura delle frontiere, si stima che siano mancati 81 milioni di visitatori, ossia circa un quinto del totale annuo. Anche se le misure più restrittive miranti al contenimento della pandemia sono terminate, la cautela nei prossimi mesi è d’obbligo visto che, secondo un sondaggio del GlobalwebIndex, circa il 66% degli intervistati è disposta a tornare a viaggiare solo quando le condizioni permetteranno di farlo in totale sicurezza. A fronte del drastico calo delle presenze straniere è lecito, invece, attendersi un cospicuo aumento del turismo interno, che però potrà solo in parte colmare il vuoto.

La crisi del settore turistico e di tutto il suo indotto impongono alcune riflessioni. Innanzitutto, è da biasimare qualunque iniziativa “privata” tra Paesi europei volta a creare corridoi turistici preferenziali e chiusure delle frontiere non giustificate da una situazione sanitaria emergenziale non più attuale. Simili misure infatti contrasterebbero con la libertà di spostamento e con il divieto di discriminazione, principi cardine dell’Unione.

Necessarie inoltre alcune considerazioni sul piano interno. La spina dorsale del settore turistico è costituita da piccole e medie imprese (per dare un’idea del numero basti pensare che solo nel settore degli alloggi se ne contano circa 52.000). Tali realtà, per non soccombere alla crisi, necessitano di misure eccezionali di sostegno pubblico. Senza concreti aiuti da parte dello Stato le ricadute in termini occupazionali ed economici sarebbero drammatiche e difficilmente potrebbero essere recuperate negli anni a venire.

Infine, occorre interrogarsi sulla concreta possibilità di diversificare, se non addirittura riconvertire, parte dei servizi dedicati al turismo. La crisi ha forse dimostrato che il 12% del prodotto interno lordo è una percentuale troppo consistente per essere lasciata ad un settore “volubile” come quello turistico, poco adatto ad un Paese che vuole tornare ad avere un peso politico rispettabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *