Italia – Uzbekistan, un sodalizio sempre più forte

Paese ricco di materie prime e in rapido sviluppo, l’Uzbekistan attira sempre di più l’interesse di investitori esteri in cerca di nuovi mercati e partnership commerciali. È in questo contesto che va inserito il primo Business Forum Italia-Uzbekistan, tenutosi virtualmente venerdì alla presenza del sottosegretario agli Esteri Di Stefano e degli enti preposti all’internazionalizzazione dei due Paesi (tra cui ICE, SACE, Simest e Confindustria).

L’Uzbekistan è il paese più popoloso dell’Asia centrale (34 milioni di abitanti, secondo le stime 2020), può contare su una popolazione giovane e su un mercato potenziale di oltre 300 milioni di persone (la Comunità degli Stati Indipendenti). La repubblica centroasiatica è il sesto produttore mondiale di cotone e tra i primi produttori di gas naturale, uranio e oro (la miniera di Muruntau, nel deserto di Kyzyl Kum, è la più grande al mondo). Basterebbero questi elementi a renderlo un Paese estremamente interessante sotto il profilo geopolitico ed economico-commerciale.

Sotto la guida del presidente Mirziyoyev, l’Uzbekistan ha intrapreso un importante piano di modernizzazione e liberalizzazione, che ha visto crescere il PIL nazionale ad un tasso superiore al 5% annuo. Come parte della strategia di sviluppo per il quinquennio 2017-2021, il governo ha attuato una serie di riforme economiche volte a ridurre il ruolo dello Stato nell’economia, fornendo al contempo garanzie alle piccole e medie imprese e al settore privato in generale. A ciò si aggiungono ingenti investimenti per l’ammodernamento industriale e l’innovazione tecnologica.

Al fine di attirare imprese straniere, sono state create 21 zone di libero scambio per attività industriali, farmaceutiche, agricole e turistiche e ai potenziali investitori vengono offerti vantaggi fiscali e finanziari. La recente costituzione di una nuova Confindustria Uzbekistan è indicativa di quanto, soprattutto in determinati settori, le aziende italiane si siano interessate a questo Paese. Sono 53 le nostre aziende attualmente presenti sul territorio uzbeko, e operano principalmente nella produzione e nei servizi (Techint, Danieli, Pietro Fiorentini, Ariston Thermo, Landi Renzo e Lovato Gas, per citarne alcune).

Ciò che emerge da diversi rapporti è la complementarità tra Italia e Uzbekistan nei settori prioritari delle infrastrutture e trasporti, della meccanica di precisione, dell’agro-industria e dell’energia. La posizione strategica lungo la Nuova Via della Seta e la mancanza di uno sbocco sul mare hanno richiesto al governo di Tashkent un investimento di circa 10 miliardi di dollari in ambito logistico (in particolare ferroviario), con alcuni player italiani già coinvolti. Discorso analogo per quanto riguarda la meccanica di precisione e la produzione di macchinari industriali, di cui in Uzbekistan c’è grande richiesta e per i quali l’Italia è leader mondiale.

La strategia 2017-2020 passa anche dal ridimensionamento della produzione di cotone grezzo a fronte di un aumento nella coltivazione di prodotti ortofrutticoli, favorendo la diversificazione agricola. Se si considera che più di un terzo della forza lavoro locale è impegnata nel primario, è evidente come tale investimento miri a rafforzare il ruolo dell’Uzbekistan quale esportatore regionale. E si da il caso che anche nella produzione agricola di qualità (soprattutto grazie a macchinari e tecnologie innovative) l’Italia abbia molto da poter offrire.

La riforma del settore tessile del 2018, infine, ha consentito finalmente agli operatori del settore di controllare l’intera catena produttiva, fino ad allora soggetta al monopolio della azienda statale UzTekstilSanoat. Ciò ha portato le imprese a concentrarsi maggiormente sulla produzione (ed esportazione) di prodotti finiti e ad una progressiva crescita qualitativa, dovuta in parte all’utilizzo di know-how e macchinari italiani.

Oltre a quelli appena menzionati, ci sarebbero altri potenziali settori sui quali investire, non ultimo il turismo: culla di popoli e culture antichissimi, di città museo come Khiva, Bukkara e Samarcanda e di circa 8.000 siti di rilievo storico, l’Uzbekistan è destinato a crescere anche in questo comparto, essendo oltretutto già inserito nell’itinerario della Belt and Road Initiative.

Negli ultimi anni il governo italiano si è adoperato per intensificare i rapporti bilaterali con l’Uzbekistan e con gli altri Paesi della regione centroasiatica, consapevole degli interessi e delle opportunità che si possono generare. Le importanti riforme uzbeke e l’apertura agli investitori internazionali sono un segnale incoraggiante, ora ci vuole solo maggior determinazione da parte delle imprese italiane.

Davide Garavoglia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *