Italia ed Europa sotto lo scacco turco

Nel corso degli ultimi mesi la Turchia ha dimostrato la sua determinazione ad affermarsi come prima potenza nel Mediterraneo Orientale e nel Medio Oriente. Le scelte politiche e le azioni strategiche perpetrate dal governo di Ankara, spesso in aperta violazione degli accordi internazionali, stanno divenendo sempre piú rilevanti e rivelano la debolezza dei governi europei nel trattare con quello turco, anche quando ci sono di mezzo gli interessi nazionali.

La recente visita di Recep Rayyd Erdogan in Italia, durante la quale il presidente turco intendeva riallacciare i complicati rapporti con l’Europa, non ha ottenuto il risultato sperato. L’accoglienza da parte del presidente della Repubblica Mattarella e del premier Gentiloni, infatti, è risultata formale e piuttosto fredda, con le due cariche dello Stato italiano che non hanno risparmiato critiche all’operato del “sultano”.

La reazione turca non si è fatta aspettare: a due settimane dall’incontro, la marina militare turca ha bloccato la nave da ricerca dell’Eni Saipem 12.000 al largo di Cipro. Nonostante gli accordi con il governo di Nicosia per l’esplorazione di idrocarburi nella Zona economica esclusiva cipriota, la nave noleggiata dall’Eni é stata prima trattenuta per quindici giorni e poi costretta a tornare indietro, rinunciando per ora alle proprie attività nelle acque di Cipro. Il Primo Ministro turco Binali Yıldırım ha dichiarato che «qualsiasi attività unilaterale riguardante gli idrocarburi nell’area di Cipro non sarà tollerata», sottolineando la necessità che agli accordi partecipi anche la Repubblica Turca di Cipro del Nord, che non é però riconosciuta a livello internazionale.

Le recenti scoperte della società italiana nel Mediterraneo Orientale hanno certamente impensierito la Turchia, che nel frattempo sta procedendo alla realizzazione del TANAP (Trans-Anatolian Pipeline), il gasdotto che collegherà l’Azerbaigian all’Europa passando per la Turchia. Il primo tratto dovrebbe essere operativo a partire da luglio, mentre il completamento é previsto entro il 2019. Il TANAP sarà quindi collegato al TAP (Trans-Adriatic Pipeline), che passando sotto il Mar Adriatico porterà il gas in Puglia e da lì rifornirà l’Italia e il resto d’Europa.

Roma é il quinto partner commerciale per la Turchia, con un interscambio totale nel 2017 pari a 19,8 miliardi di dollari (+11% rispetto al 2016) e circa 1.300 imprese che operano in territorio turco. Tra i beni esportati, una parte non indifferente é costituita dagli armamenti: dopo la collaborazione tra la AgustaWestland (Leonardo) e le Turkish Aerospace Industries (TAI) per la realizzazione di 61 elicotteri militari T129 ATAK all’inizio di questo decennio, Ankara ha richiesto di nuovo il supporto – questa volta all’italo-francese Eurosam – per lo sviluppo di un sistema di difesa aerea e missilistica a lungo raggio. Tutto ciò dopo aver acquistato dalla Russia, poco prima di capodanno, quattro sistemi di difesa aerea S-400 del valore di 2,5 mld di dollari.

L’Italia ha inoltre confermato che prolungherà (almeno) fino a settembre la sua presenza nella missione Nato Active Fence, che ha il compito di difendere la Turchia da eventuali attacchi provenienti dalla Siria. La Turchia é al momento impegnata nell’operazione “Ramoscello d’ulivo”, con la quale Erdogan ambisce a strappare ai curdi del Ypg – che insieme agli USA combattono i terroristi dello Stato Islamico – la cittá di Afrin. Secondo il Ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu questo potrebbe avvenire entro maggio, quando Ankara vorrebbe direzionare la propria offensiva contro il Pkk in Iraq.

La situazione risulta altrettanto delicata in Turchia, dove in seguito al fallito colpo di Stato nei confronti di Erdogan del luglio 2016 migliaia di persone sono state arrestate. Complice la situazione di emergenza, il governo di Ankara sta perpetrando violazioni delle libertà individuali e collettive (come quella di stampa) e limitando notevolmente i diritti dei propri cittadini.

Le critiche nei confronti della condotta turca in Siria e sul proprio territorio sono state unanimi ma prive di una qualsiasi conseguenza dal punto di vista pratico, se non si considera l’inevitabile congelamento della procedura per l’adesione turca all’Unione Europea. Nonostante tutto la Turchia rimane la cerniera che separa l’Europa dal Medio Oriente e dai conflitti che ormai da anni caratterizzano la regione. Sulla base di un accordo stipulato nel 2016 con i paesi dell’Unione, il presidente turco si sta impegnando – a fronte di un finanziamento da 6 miliardi di euro – ad arginare il flusso di migranti che utilizzano la rotta balcanica per entrare in Europa. In un momento storico in cui la questione migratoria è al centro del dibattito politico di tutti i Paesi europei, questo accordo rappresenta uno strumento estremamente potente nelle mani di Tayyp Erdogan ed uno dei motivi per cui al “sovrano” turco viene consentito di agire in maniera cosi indisturbata.

La Turchia è dunque in una posizione di forza nei confronti dell’Europa che, pur di mantenere intatti i propri interessi nella regione e di scongiurare una nuova crisi migratoria, china di fatto il capo di fronte ai soprusi del sultano e spera ancora una volta nell’alleato americano per riequilibrare la situazione. É recentissima, infatti, la notizia di esercitazioni militari coordinate USA-Israele nel Mediterraneo Orientale: un segnale forte per Ankara e per chi si contende il controllo di una zona sempre più rilevante nello scacchiere internazionale.

Davide Garavoglia