Sui migranti l’Europa procede in ordine sparso

Il vertice di Bruxelles del 28-29 giugno ha nuovamente messo in luce le divergenze dei diversi Stati europei nella gestione del fenomeno migratorio. Quello tra i 28 Paesi membri é stato infatti un incontro lungo e sofferto, conclusosi con un accordo che lascia molti punti interrogativi ed evidenzia gli interessi inconciliabili dei governi firmatari.

Analizzando il documento si evince come il principio della “volontarietá” sia stato adottato per la maggior parte degli aspetti, come quello dei reinsediamenti e dei rimpatri. La linea dettata da Visegrad ha dunque avuto la meglio, venendo meno qualunque obbligo di accoglienza da parte dei Paesi che non sono “di primo ingresso”. Non solo non si é ancora provveduto, dunque, ad una modifica del Trattato di Dublino, ma si sono in un certo senso aggravate le condizioni che dovrebbero consentire una piú equa redistribuzione dei migranti a livello europeo.

Angela Merkel è uscita rafforzata dall’accordo, avendo riavvicinato la Csu ed incassato la fiducia del ministro dell’Interno Seehofer. L’incontro tenutosi lunedì sera tra quest’ultimo e la cancelliera ha tuttavia fatto emergere un ulteriore punto sul quale l’Europa risulta divisa: quello inerente la migrazione secondaria, ossia i richiedenti asilo registrati in un Paese che si spostano in un altro Stato dello spazio Schengen. Per far fronte a questo fenomeno il governo tedesco sarebbe intenzionato a realizzare dei campi di transito alla confine con l’Austria, dai quali “impedire l’ingresso ai richiedenti asilo per i quali sono competenti altri Paesi UE”.

A poche ore da questo annuncio Vienna ha fatto sapere che, qualora il provvedimento dovesse andare in porto, il Brennero potrebbe venire a sua volta chiuso per proteggere le frontiere con l’Italia. Un effetto a catena, quello provocato dai tedeschi, che si ripercuoterebbe nuovamente su Roma. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ribadito la posizione assunta durante il vertice di Bruxelles,  in base alla quale “i movimenti secondari sono parte del problema, ma non invertiamo l’ordine logico degli eventi”. Per questo l’Italia si è rifiutata, a differenza di Spagna e Grecia, di sottoscrivere un accordo bilaterale con la Germania per far tornare indietro i “migranti secondari”.

Per quanto riguarda i centri di accoglienza, la cui creazione è ancora una volta sottoposta alla volontarietà dei Paesi membri, Emmanuel Macron ha dichiarato che debbano essere realizzati esclusivamente nei Paesi di primo arrivo dei migranti, di cui la Francia non farebbe parte. Il premier italiano ha poi smentito il presidente francese dando la colpa alla stanchezza di quest’ultimo, ma è evidente come la visione italiana sia ancora una volta contrastante con quella franco-tedesca.

Un altro punto affrontato durante il summit di Bruxelles ha riguardato la questione delle piattaforme regionali di sbarco che, gestite in cooperazione con paesi terzi, UNHCR e OIM, dovrebbero distinguere tra rifugiati e migranti economici nel pieno rispetto del diritto internazionale. Non è stato tuttavia specificato dove queste piattaforme dovrebbero sorgere, se nei territori dell’Unione o nei Paesi terzi. La proposta caldeggiata da molti Stati europei – che vengano realizzate in Nord Africa – sembra aver trovato il netto rifiuto di Tunisia e Libia, anche se non è da escludere che un ingente finanziamento come quello elargito alla Turchia possa alla fine convincere almeno uno dei due governi.

I 28 Paesi si sono espressi anche circa il traffico marittimo nel Mediterraneo. L’articolo 3 dell’accordo stabilisce infatti che «tutte le navi operanti nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non interferire con le operazioni della Guardia costiera libica». In questo modo le imbarcazioni delle Ong presenti nel Mediterraneo avranno maggiori difficoltà ad operare come hanno fatto sinora, ma ciò non limiterà le partenze e obbligherà Guardia Costiera e Marina Militare italiana ad intervenire direttamente ogniqualvolta si renda necessario.

Uscendo dal vertice, Conte si è detto soddisfatto del risultato ottenuto, dichiarando che “l’Italia non è più sola”. Se si escludono alcune belle parole spese durante l’incontro, tuttavia, quello di Bruxelles può definirsi l’ennesimo tentativo inconcludente di risolvere una problematica sulla quale i Paesi membri sono ancora fortemente divisi. Il principio di volontarietà, che fa da cappello a tutte le iniziative, è l’emblema di questa divisione ed un passo indietro sulla strada di una soluzione condivisa.

In fondo per quale motivo Stati che fino ad oggi (nonostante il rischio di sanzioni) non si sono lasciati coinvolgere nelle dinamiche migratorie dovrebbero improvvisamente diventare solidali?

Davide Garavoglia

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