Nella corsa al gas l’Adriatico ha un ruolo essenziale

Ne è passato di tempo da quando, nel 1960, l’ENI scoprì per la prima volta la presenza di gas naturale nel mare di fronte a Ravenna. Eppure, a quasi 60 anni di distanza, il mar Adriatico sembra essere tornato prepotentemente al centro dell’attenzione nel dibattito sugli idrocarburi, anche grazie a tecnologie d’avanguardia che consentono di individuare in modo non invasivo le zone più convenienti dalle quali estrarre.

Secondo alcuni recenti rilevamenti, l’Adriatico ospiterebbe riserve per circa 53 miliardi di metri cubi di gas, un ammontare che, se sfruttato bene, potrebbe ridurre notevolmente la dipendenza italiana dalle importazioni. Il gas è inoltre una fonte energetica estremamente preziosa in questa fase di passaggio dai combustibili fossili all’energia “pulita”, risultando meno inquinante del petrolio, in attesa dell’ascesa delle rinnovabili nel soddisfare il fabbisogno energetico.

Proprio l’ENI, reduce dalla scoperta nel 2015 del più grande giacimento di gas nel mar Mediterraneo al largo dell’Egitto, ha deciso in primavera di investire 2 miliardi di euro per attività upstream a Ravenna, fondi che saranno utilizzati nell’arco dei prossimi 4 anni per attività di sviluppo e mantenimento degli asset nell’offshore  adriatico. Per svolgere le sue attività, il cane a sei zampe potrà inoltre avvalersi del sistema di supercalcolo industriale più potente al mondo (HPC4), installato a gennaio presso il Green Data Center  di ENI.

Il processo estrattivo in Italia, tuttavia, va incontro a due essenziali difficoltà: oltre alla lentezza burocratica per il rilascio delle autorizzazioni operative – circa 50 mesi, nonostante la legge ne preveda 15 – ad ostacolare le operazioni di ricerca ed estrazione ci sono numerosi “comitati del no”, che, soprattutto in alcune regioni rivierasche, si sono opposti ai nuovi progetti, presentati da compagnie italiane e straniere, in nome della tutela ambientale. A marzo il Consiglio di Stato ha bocciato i ricorsi presentati da Puglia e Abruzzo, volti ad impedire l’istallazione di nuove piattaforme al largo delle rispettive coste.

In Puglia si sono inoltre verificati a più riprese disordini legati alla realizzazione del gasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline), ultimo tratto di collegamento tra il giacimento azero di Shah Deniz II e l’Europa. Dopo una pausa estiva finalizzata a non interferire con il turismo, i lavori sono ripresi il primo ottobre ed un’ordinanza emessa della Capitaneria di porto di Otranto ha imposto interdizioni e divieti alla navigazione per una distanza di 200 metri dalle unità impegnate in questi lavori fino al 30 Dicembre 2019.

In una recente intervista a IlSole24Ore  il Managing Director  di Trans Adriatic Pipeline AG Luca Schieppati ha dichiarato che «TAP rappresenta il 12-13% dell’attuale mercato italiano del gas e in futuro potrà raddoppiare la portata. Si tratta di una quota rilevante di gas, che sarà venduto in piena competizione sul mercato italiano. Porterà più concorrenza. E il costo del trasporto dal Mar Caspio all’Italia e all’Europa non graverà sui cittadini». L’Italia, in quanto Paese di transito, usufruirebbe inoltre di prezzi calmierati rispetto a quelli attuali.

L’Italia ha dunque tutte le carte in regola per rendersi più autonoma sul piano energetico. Questo può inoltre garantirla maggiormente in caso di episodi come quello avvenuto a Baumgarten lo scorso inverno, quando l’esplosione dell’omonimo gasdotto aveva causato il momentaneo blocco delle importazioni di gas. È opportuno tuttavia non perdere tempo, visto che altri Paesi, Cina in primis, hanno messo gli occhi sul nostro mare e sui suoi giacimenti. A testimoniare l’interesse del dragone asiatico, la China Merchants Group  ha da poco aperto i propri uffici a Ravenna, in attesa di ottenere le concessioni per iniziare ad esplorare.

Ripartendo dall’Adriatico l’Italia ha dunque la possibilità, mettendo a punto una strategia energetica nazionale lungimirante, di concretizzare un obiettivo che da anni anima i dibattiti politici nostrani: quello di ridurre i costi e la dipendenza dell’approvvigionamento energetico favorendo al contempo l’occupazione.

Davide Garavoglia

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