G20: Accordo sì, ma con riserve USA

Si è svolto nei giorni scorsi il G20 di Buenos Aires (il primo in una nazione sudamericana), lasciando il rammarico per un documento conclusivo che poco conclude. Sebbene sia normale dilungarsi per trovare forma e contenuto che accontentino tutti i partecipanti,  mai come questa volta si sono protratte le trattative per la stesura del testo finale, cosa che fino all’ultimo momento ha rischiato di far fallire il summit.

Gli argomenti più dibattuti durante l’incontro sono stati commercio, clima e migranti. Su questi ultimi, i leader  hanno dichiarato che «grandi movimenti di rifugiati sono una preoccupazione globale con conseguenze umanitarie, politiche, sociali ed economiche». Hanno inoltre sottolineato «l’importanza di azioni condivise per affrontare le cause profonde dello spostamento e rispondere alle crescenti esigenze umanitarie». Il dialogo su questo tema è stato però rimandato alla prossima presidenza.

I Paesi hanno poi concordato sulla centralità del commercio e degli investimenti internazionali, fondamentali per «favorire la crescita, la produttività, l’innovazione, la creazione del lavoro e lo sviluppo». Dopo aver riconosciuto il contributo dei sistemi multilaterali, è stata tuttavia riscontrata la necessità di riformare l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) al fine di migliorarne il funzionamento per raggiungere efficacemente i propri obiettivi. La discussione in merito è rimandata al prossimo summit, che si terrà in Giappone nel 2019. Il presidente americano Donald Trump è riuscito ad evitare che si facesse cenno alla lotta al protezionismo, che aveva invece trovato ampio spazio nei precedenti vertici. A conferma di ciò, nell’articolo 27 è stato volutamente omesso il termine “equo” relativamente al commercio.

Per quanto riguarda il tema dell’ambiente, si può dire che sia stato il nodo cruciale sul quale gli “sherpa” (i rappresentanti personali dei leader nella fase preparatoria dell’incontro) si sono confrontati fino a notte fonda. Mentre tutti gli altri Paesi firmatari hanno dichiarato irreversibile l’intesa raggiunta a Parigi, impegnandosi per la sua piena attuazione, gli Stati Uniti «hanno ribadito la loro decisione di recedere dall’accordo», pur affermando «il proprio forte impegno per la crescita economica, l’accesso all’energia e la sicurezza, utilizzando tutte le fonti energetiche e le tecnologie e proteggendo al contempo l’ambiente».

Nel corso del suo intervento, il premier  italiano Giuseppe Conte ha identificato l’accordo di Parigi come la stella polare per quanto riguarda i cambiamenti climatici, le cui linee guida devono avvicinare gli Stati firmatari al raggiungimento entro il 2030 dei Sustainable Development Goals  (SDGs) prefissati dalle Nazioni Unite. A tal proposito, il presidente del Consiglio ha confermato che dal 2025 in Italia non si potrà più produrre energia utilizzando carbone. Conte ha inoltre ribadito la necessità di privilegiare l’economia circolare e di velocizzare la transizione energetica e clima-resiliente, ricordando che «non possediamo il pianeta, ma ne siamo custodi e abbiamo una responsabilità nei confronti dei nostri figli e dei nostri nipoti». Il premier  ha infine annunciato che, a seguito di un accordo con il presidente indiano Narendra Modi, l’Italia ospiterà il G20 del 2021.

Il summit  ha rappresentato naturalmente un’occasione propizia per rilevanti incontri bilaterali, alcuni dei quali (come quello Cina-USA) ritenuti più importanti di quelli multilaterali. L’incontro tra Trump e Xi ha portato solo ad un momentaneo congelamento dei dazi che da gennaio avrebbero dovuto colpire Pechino con un aumento importante delle tariffe (tutte al 25%). Anche l’Italia ha colto l’occasione per discutere bilateralmente con Juncker riguardo i vari scenari che si potrebbero prospettare sulla manovra economica, fermo restando che – utilizzando le parole di Conte – «l’obiettivo è evitare la procedura di infrazione. Si tratta di un interesse dell’Italia ma anche dell’Europa».

Il vertice argentino si chiude dunque con pochi impegni ed un chiaro distacco da parte statunitense: Trump ha infatti confermato le proprie posizioni, imponendole in un certo senso agli altri partecipanti e dimostrando le debolezze dell’approccio multilaterale. Le tematiche più spinose sono state rimandate e si è registrato un passo indietro rispetto agli incontri precedenti. L’Italia, dal canto suo, ha dimostrato coerenza con le proprie linee guida ed apertura verso i negoziati con l’UE, oltre ad aver ribadito il proprio impegno sul tema ambientale, non più procrastinabile.

Davide Garavoglia

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