Irlanda, lo Sinn Féin vince e stravolge il panorama politico del Paese

Le elezioni tenutesi lo scorso 8 febbraio nella Repubblica d’Irlanda hanno visto vincere il partito denominato Sinn Féin, storicamente repubblicano e di sinistra, con il 24,5%. Un evento storico se si considera il fatto che da quasi un secolo il sistema politico irlandese veniva retto dai due partiti centristi e conservatori, il Fine Gael ed il Fianna Fail.

Il ritorno alle urne era stato reso necessario dalle dimissioni, a gennaio, del Taoiseach Leo Varadkar, che con il suo Fine Gael aveva governato con un esecutivo di minoranza, grazie all’astensione dei deputati del Fianna Fail di Michael Martin. Dalle elezioni di sabato questi due partiti sono usciti leggermente ridimensionati con, rispettivamente, il 20,9% ed il 22,2%.

Il partito più votato è stato dunque lo Sinn Féin, il quale è riuscito a conquistare 37 seggi. A causa del particolare sistema elettorale irlandese, che prevede la possibilità di far ordinare progressivamente i vari candidati nei diversi collegi, il partito ad avere ottenuto più seggi è stato il Fianna Fail con 38, mentre il Fine Gael ne ha conquistati 35. Più indietro nei numeri gli Indipendenti con 19 seggi, i Verdi con 12, i Laburisti ed i Socialdemocratici con 6.

Rispetto alle elezioni del 2016 lo Sinn Féin, con un salto in avanti di quasi 11 punti percentuali, e i Verdi, con circa 4,5, sono stati i partiti con la crescita più ampia, mentre quasi tutti gli altri hanno registrato un calo significativo di consensi. Emblematico il caso del Fine Gael, che ha perso quasi il 5%, a causa del calo della popolarità del leader Varadkar.

Lo Sinn Féin è riuscito a slegarsi da quell’immagine che lo raffigurava solamente come il braccio politico radicale dell’IRA durante i Troubles, dopo un profondo rinnovamento interno, culminato con la sostituzione al vertice di Gerry Adams, storico esponente dell’IRA, con Mary Lou McDonald. Così facendo è riuscito a raccogliere i voti dei più giovani, lontani in termini anagrafici da quegli anni di guerra, e anche dei delusi del secolare sistema politico irlandese.

Al centro della campagna elettorale dello Sinn Féin è ovviamente rimasto il tema della riunificazione dell’isola irlandese, con la promessa di un referendum entro 5 anni, una battaglia che lo Sinn Féin sta portando avanti anche come partito politico in Irlanda del Nord.

È facile pensare che il lungo processo della Brexit abbia favorito questo voto, ma sicuramente ci sono stati anche altri fattori decisivi. Lo Sinn Féin è stato infatti capace di intercettare le esigenze della popolazione e degli strati meno abbienti della società, puntando sui problemi della sanità, legati alle lunghissime liste di attesa, e soprattutto dell’emergenza abitativa, vera e propria piaga dilagante nella Repubblica. Il numero dei senzatetto ha raggiunto livelli incredibili, proprio a causa del caro prezzo degli affitti e degli immobili, i quali nel giro di una decina di anni sono raddoppiati, anche per via della crescita economica esponenziale del Paese.

La formazione del nuovo governo comporterà un processo lungo e non semplice, visto che il Fine Gael ha smentito ogni possibilità di accordi con lo Sinn Féin, mentre il Fianna Fail ha timidamente aperto ad un dialogo.

McDonald ha dichiarato di voler aprire trattative con qualsiasi partito possa essere interessato ad un governo di coalizione, consapevole del fatto che tener fuori dalla maggioranza lo Sinn Féin in questo momento sarebbe complicato.

Un ritorno al voto nel giro di poco tempo non è da scartare, qualora le formazioni politiche non riuscissero a raggiungere un accordo. Un’ipotesi che al momento sia il Fine Gael che il Fianna Fail sembrano voler scartare, visto che rischierebbe di avvantaggiare solamente lo Sinn Féin, il quale avrebbe la possibilità di presentare un numero maggiore di candidati e di aumentare in questo modo sia i voti che i seggi.

Luca Sebastiani

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