La miccia di Minneapolis: disparità e violenza della società americana

Negli Stati Uniti la situazione è ormai ampiamente fuori controllo. Dopo la morte dell’afroamericano George Floyd nel corso di un arresto, il cui video è immediatamente rimbalzato su tutti i social network e media mondiali, la reazione non ha tardato ad arrivare sfociando in numerose città nordamericane in una vera e propria guerriglia urbana.

Le immagini mostrano un uomo immobilizzato a terra da tre poliziotti ed uno degli agenti premere il ginocchio contro il collo dell’arrestato per diversi minuti, noncurante delle richieste di smetterla a causa delle difficoltà a respirare. «I can’t breathe» è così diventato uno degli slogan scanditi dai manifestanti che in gran numero si sono riversati nelle strade prima di Minneapolis, città in cui è avvenuto il fatto, poi gradualmente in tutto il Paese e finanche in alcuni Stati europei.

Episodi di violenza (e talvolta uccisioni) da parte di poliziotti nei confronti di neri negli USA non sono purtroppo rari (altri due casi negli scorsi due mesi) e già in occasioni precedenti avevano scatenato l’indignazione della popolazione. Questa volta, tuttavia, il momento già di per sé delicato a causa del Covid-19 e delle sue ripercussioni a livello sociale ed economico, potrebbe generare uno scenario senza precedenti. In 25 città è stato imposto il coprifuoco e il governo ha deciso di fare ricorso alla Guardia Nazionale nel tentativo di riportare la calma, per il momento senza successo.

I centri di varie città sono diventati teatro di scontri tra manifestanti e poliziotti, provocando incendi, arresti (anche nei confronti di alcuni giornalisti), feriti e nuovi morti (quattro nei primi quattro giorni). Inutile l’istituzione di un coprifuoco in diversi centri urbani, che non ha fermato le proteste costringendo alcune città come Los Angeles a dichiarare lo stato di emergenza. A poco sono servite anche le condanne da parte di esponenti di tutti i partiti per lo scellerato episodio, né è riuscito a placare gli animi l’arresto per omicidio del poliziotto coinvolto, Derek Chauvin.

Il presidente americano ha espresso solidarietà alla famiglia della vittima, ma al tempo stesso ha condannato duramente le violenze, accusando prima il sindaco di sinistra Jacob Frey per la gestione della situazione a Minneapolis e poi l’estrema sinistra e il movimento Antifa, a suo avviso responsabili di essersi infiltrati generando caos e violenze (anche se ci sono altri gruppi – inclusi i suprematisti bianchi – che hanno approfittato della situazione per perseguire i propri scopi). Con un tweet oscurato dallo stesso social network, il tycoon ha ulteriormente scaldato gli animi promettendo una linea dura e dichiarando che «quando cominciano i saccheggi, cominciano gli spari».

Quella che era iniziata come una protesta pacifica contro il razzismo e gli abusi impuniti da parte della polizia si è ben presto trasformata in un’occasione per sfogare il rancore e la frustrazione contro le disuguaglianze sociali negli Stati Uniti, ulteriormente alimentate dalla pandemia. Non sono dunque mancati saccheggi, aggressioni e devastazioni. Le minoranze etniche, tendenzialmente più povere e con un accesso limitato alla sanità, sono state quelle più duramente colpite dal virus, oltre che dall’ondata di disoccupazione ad esso legato.   

Proprio queste disuguaglianze e le misure necessarie per ridurle saranno inevitabilmente al centro del dibattito nella corsa alle elezioni di novembre, che si preannunciano più combattute del previsto. Avanti con gli slogan.

Davide Garavoglia

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