Le nuove missioni internazionali e l’impegno dell’Italia all’estero

La deliberazione del Consiglio dei Ministri, comunicata alla Presidenza il 4 giugno scorso e adesso in fase di discussione in Parlamento, ha indicato quale sarà il coinvolgimento dell’Italia nelle missioni internazionali già in corso ed in quelle avviate invece nel 2020.

L’Italia sembra voler rilanciare in maniera pragmatica il suo ruolo a livello internazionale puntando sul cruciale strumento delle missioni all’estero. Il decreto ribadisce l’impegno italiano in Libano, Afghanistan, Iraq, Bosnia e Kosovo tra tutti, dove i nostri contingenti sono già presenti, e poi “annuncia” nuove missioni, cinque in totale.

La prima, già lanciata e promossa dall’Unione Europea da qualche mese, è Eunavfor Med Irini. L’obiettivo principale dell’operazione è quello di far rispettare l’embargo delle armi in una Libia spaccata in due dal conflitto civile. La missione avrà anche il compito di vigilare sul traffico di esseri umani e di assistenza nei confronti della guardia costiera libica. La seconda è EUAM Iraq, missione europea a carattere consultivo, in cui l’Italia avrà il compito di addestrare le forze di sicurezza irachene. Questa nuova missione supporterà la NATO Training Mission, che opera già in territorio iracheno.

Le novità più importanti riguardano tuttavia il continente africano, con uno sguardo particolare verso l’Africa subsahariana, oggetto di un interesse crescente da parte di Roma. L’Italia infatti impiegherà un dispositivo aeronavale nel Golfo di Guinea, per contrastare la pirateria locale e proteggere gli interessi energetici di ENI, presente nell’area. Il Golfo di Guinea è considerato il più pericoloso dell’Africa occidentale per le imbarcazioni in transito.

Sempre in Africa l’Italia parteciperà alla Task Force Takuba, finalizzata alla lotta contro la minaccia terroristica nella regione del Sahel. Quest’ultima è una forza multinazionale, promossa dalla Francia, con lo scopo di arginare la diffusione dei gruppi armati jihadisti nell’area. Si inserisce in una più ampia panoramica strategica e operativa chiamata “Coalizione per il Sahel”, composta già dall’Opération Barkhane e dalla “Force conjointe du G5 Sahel”. L’Italia darà il suo appoggio, pressata dalla Francia per equilibrare lo sforzo, e il nostro contingente verrà dispiegato entro quest’estate per poi essere operativo dalla primavera prossima.

L’area in questione è lo snodo fondamentale nelle rotte migratorie. Riuscire a riportare stabilità e sicurezza nel Sahel, quindi, vuol dire anche tutelare gli interessi strategici italiani. Non è un caso che l’Italia, dopo aver aperto nuove ambasciate in Niger (2017), in Burkina Faso (2019) e in Guinea (2018), ne aprirà una anche in Mali, puntando così a mantenere ed accrescere una presenza costante, militare ma anche diplomatica.

Infine l’Italia farà parte, con personale militare, dell’iniziativa NATO “Implementation of the Enhancement of the Framework for the South“. Un impegno per rispondere alle sfide lanciate all’Alleanza dal fronte Sud. Non ci sarà invece un impegno italiano, almeno per il 2020, nella missione europea nello stretto di Hormuz. Non verranno inviati né uomini né mezzi per la missione a guida francese, che, almeno per adesso, verrà supportata soltanto dal punto di vista diplomatico.

Il Mediterraneo allargato si conferma dunque la pietra miliare della nostra poltica estera, fattore confermato dalle recenti parole del ministro degli Esteri Luigi Di Maio e dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini nelle apposite audizioni in Parlamento. Entrambi hanno sottolineato l’importanza del multilateralismo e invocato un sempre più forte attivismo europeo negli ambiti della difesa e della sicurezza. Un impegno maggiore da parte dell’UE è elemento fondamentale in vista di rapide mobilitazioni di uomini e mezzi negli scenari critici, avversate dalle opinioni pubbliche nazionali. Esattamente il contrario di quanto avviene per altri attori regionali (Turchia su tutti) o per le grandi potenze globali (Stati Uniti e Russia), come si è potuto constatare recentemente in Libia.

Luca Sebastiani

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