Israele, i Paesi del Golfo e la “normalizzazione” dei rapporti regionali

Nelle ultime settimane si sta concretizzando un processo che ormai da anni coinvolge Israele e i Paesi del Golfo, quello della cosiddetta “normalizzazione” dei rapporti diplomatici. Le relazioni tra i Paesi arabi e lo Stato d’Israele sono state conflittuali sin dalla creazione di quest’ultimo e la questione palestinese ha costituito fino ad oggi il maggiore ostacolo ad una conciliazione tra le parti.

E se Egitto e Giordania hanno ormai da anni (i primi nel 1979, i secondi 1994) allacciato i rapporti con Gerusalemme, solo adesso e grazie alla mediazione degli Stati Uniti (decisiva anche nei primi due casi) le condizioni hanno portato ad un’ufficializzazione delle relazioni con alcuni Paesi del Golfo. Gli Emirati Arabi Uniti hanno fatto da apripista, riconoscendo lo Stato ebraico ed avviando negoziati bilaterali a fronte dell’impegno israeliano a sospendere i piani di annessione di parti della Cisgiordania. Gli “Accordi di Abramo” (questo il nome scelto per il trattato) saranno oggi siglati a Washington.

Tale decisione ha destato inevitabilmente reazioni opposte tra le diverse fazioni: se da un lato ha visto infatti il compiacimento dei Paesi occidentali (USA in testa), dell’Egitto, della Giordania, della Mauritania e di organismi internazionali come le Nazioni Unite, non può certo dirsi lo stesso degli altri Stati arabi. La leadership palestinese ha duramente condannato l’accordo, ritenendolo un tradimento nei propri confronti. Del medesimo avviso Iran e Turchia (con quest’ultima che ha minacciato di sospendere i rapporti diplomatici con gli EAU).

Nel golfo Persico l’iniziativa emiratina sembra aver invece sbloccato altri Paesi, che stanno seguendo l’esempio di Abu Dhabi. Il Bahrein ha annunciato l’avvio di relazioni diplomatiche formali e, con ogni probabilità, sarà seguito dall’Oman. La grande incognita, a questo punto, rimane Riad: la forte influenza americana, lo stretto legame con gli Emirati e la decisione di aprire il proprio spazio aereo a voli da e per Tel Aviv lascerebbero intendere che la direzione sia la stessa dei propri vicini.

L’Arabia Saudita, tuttavia, ha un peso ben diverso nel mondo arabo, ospitando sul proprio suolo i due luoghi più sacri per i musulmani (Medina e La Mecca). Re Salman ha chiarito che prima di poter avviare una normalizzazione dei rapporti bilaterali bisogna raggiungere una soluzione duratura ed equa alla questione palestinese, che passa inevitabilmente dalla creazione di due Stati. Sono risultati vani, fino a questo momento, i tentativi di Washington di inanellare un ulteriore successo diplomatico nell’area.

Già, perché se gli accordi di Israele con Emirati e Bahrein hanno consegnato a Trump degli ottimi punti in vista delle prossime elezioni presidenziali, quello con Riad costituirebbe un risultato storico per il Medio Oriente (da qui la candidatura di Trump per il Nobel per la pace). Un sodalizio tra Israele ed Arabia Saudita comporterebbe inoltre un rafforzamento dell’asse anti-iraniano, il che potrebbe portare ad una collaborazione più marcata anche sul piano militare. Significherebbe anche, però, mettersi contro un certo numero di Paesi arabi e una buona fetta della propria popolazione.

Rimangono tuttavia le incognite: innanzitutto, Netanyahu ha parlato di “sospensione” dei piani di annessione, chiarendo però che essi rimarranno invariati. Se molto dipenderà effettivamente dalla risoluzione della contesa israelo-palestinese, appare difficile pensare che si possano ottenere risultati tangibili con queste premesse, soprattutto nel breve periodo. Nel frattempo, Riad medita sulla prossima mossa, incerto se abbracciare ufficialmente lo storico nemico (rischiando una nuova crisi regionale) o continuare a farlo ufficiosamente, mantenendo la propria posizione e sfruttando gli Stati Uniti (e da oggi anche alcuni Paesi vicini) come intermediari.

Siamo certamente di fronte a una svolta nei rapporti geopolitici mediorientali ma non sappiamo in che direzione sarà e nemmeno se essa agevolerà i processi di pace o, al contrario, contribuirà a comprometterli.

Davide Garavoglia

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