#ENDSARS: la Nigeria tra proteste e filogovernativi

L’ultima settimana ha visto la Nigeria al centro dell’attenzione e del dibattito internazionale. Di questo Paese sentiamo parlare spesso nelle testate internazionali per quanto riguarda gli interessi economici legati alle enormi risorse del suo territorio. La narrativa occidentale cala invece drasticamente quando si tratta di approfondire ed analizzare la situazione nigeriana da un punto di vista sociale, a meno che ciò non possa avere ripercussioni a livello internazionale.

È questo il caso del movimento ENDSARS, che ha raggiunto il suo apice nelle ultime settimane grazie a una serie di manifestazioni cominciate a Lagos, la città più popolosa del Paese (e tra le più popolose del globo). Migliaia di persone, soprattutto giovani, si sono riunite per protestare contro le violenze e le brutalità perpetrate da un particolare comparto della polizia nigeriana, chiamato SARS (Special Anti-Robbery Squad).

Le unità SARS avevano il compito di monitorare e combattere la bassa criminalità capillare del territorio nigeriano, in particolare in grandi città come Lagos e Abuja, la capitale. Questa peculiare forza di polizia era ormai da tempo percepita come una presenza estremamente controversa dal popolo nigeriano, specialmente a livello giovanile. Accusati di aver preso parte a sparizioni, azioni di tortura, dirottamenti e omicidi extragiudiziali, questi particolari agenti erano temuti da molti e rispettati solo da pochi gruppi fortemente legati al governo centrale.

L’oggettività dei numerosi “incidenti” legati ad abusi di potere e violenze da parte di membri della SARS è stata la base per la nascita del movimento #ENDSARS. Quest’ultimo non nega l’importanza del mantenimento della sicurezza in un Paese come la Nigeria, in cui la criminalità è diffusissima e spesso molto aggressiva. Ciò che viene contestato è il prezzo da pagare per aver affidato a livello statale queste responsabilità ad un corpo di polizia esaltato e corrotto.

Il movimento ENDSARS, fortificatosi soprattutto negli ultimi 3 anni anche grazie ad un notevole consenso mediatico, è stato tra i principali push factors a contribuire allo scioglimento di questo corpo dedicato alla sicurezza del territorio. Nel tentativo estremo di arginare il diffondersi delle proteste, il governo ha infatti deciso di dismettere questo comparto dopo quasi trent’anni di attività. Fondata nel 1992, la SARS ha concluso la sua storia l’11 Ottobre del 2020.

Come spesso accade in movimenti sociali di questa magnitudo, le situazioni si complicano e mutano velocemente. Gli esperti di sicurezza definiscono questo genere di contesti come “volatili”, connotati dunque da una forte propensione a cambiare ed evolvere. Questo è esattamente ciò che è avvenuto quando la protesta #endsars, inizialmente pacifica, è degenerata in violenza cittadina sotto forma di guerriglia contro lo Stato e le autorità. Migliaia di civili si sono infatti riversati nelle strade di Lagos per dimostrare il proprio malcontento nei confronti dello Stato anche con atti violenti e distruttivi. Queste stesse azioni sono state emulate nell’altra grande città di influenza del paese, Abuja. Gli scontri hanno registrato decine di vittime e centinaia di manifestanti sono stati sequestrati e torturati dalle forze di polizia.

Proprio qui l’opinione pubblica, non solo nigeriana, è spaccata in due: da un lato questa deriva violenta è vista come una perdita di controllo da parte dei manifestanti (e del movimento), mentre dall’altro sono in molti a gridare alla rivolta e alla rivoluzione. Ancora una volta le opinioni sono manipolate, guidate e incrementate attraverso i media e i social network.

Senza cadere vittime delle fake news, sono scarsi i dati confermati allo stato attuale dei fatti e le fonti sono molteplici e difficilmente valutabili anche dai più importanti analisti di geopolitica internazionale. Ci sono principalmente due posizioni che dividono il mondo e la Nigeria in questo momento: da un lato troviamo quanti, a favore di una eventuale rivoluzione nel Paese, sostengono che le promesse del Presidente Buhari di sciogliere la SARS siano un semplice contentino per calmare il popolo. Dall’altra parte troviamo invece una frangia più “patriottica” che sostiene le buone intenzioni del governo nigeriano e che incoraggia una conclusione imminente delle violenze per evitare ulteriori perdite e danni socio-economici.

Ogni posizione ha le proprie ragioni ed i propri interessi in una situazione tanto delicata e complessa. Su un punto particolare quasi tutti gli attori sono concordi: le manifestazioni sono ad alto rischio strumentalizzazione, sia a livello locale che a livello internazionale. Le numerose segnalazioni e testimonianze provenienti da Lagos ci indicano una realtà frammentaria in cui le manifestazioni avrebbero raggiunto una escalation violenta a causa di infiltrazioni di agitatori e sabotatori. Allo stesso tempo la maggior parte delle fonti disponibili dimostra come le violenze perpetuate dal settore law enforcement proseguano.

Allo stato attuale il rischio è che la manifestazione e il movimento ENDSARS vengano utilizzati per fomentare una rivolta in Nigeria anche da decisori ed attori internazionali. Rivoluzioni e rivolte fanno parte delle spinte umane e sono regolatori dei movimenti geopolitici. Al di là delle consuete conseguenze sociali, politiche ed economiche interne al Paese, possiamo proiettare ipotetiche influenze delle attuali dinamiche anche sul mondo occidentale, a livello finanziario e non.

L’intricata serie di eventi e opinioni generati a seguito delle manifestazioni nigeriane potrebbe generare moti rivoluzionari anche in Paesi molto distanti e strutturalmente differenti dal grande Stato del West Africa. Gli analisti restano in osservazione di quello che, anche a detta di personaggi di spicco nigeriani, potrebbe essere “il momento più importante della storia della Nigeria” dopo l’indipendenza.

Andrea Silvestri

2 thoughts on “#ENDSARS: la Nigeria tra proteste e filogovernativi

  1. articolo sulla situazione in Nigeria,approfondito,equilibrato e ben scritto. Interessante l’apertura all’interpretazione geopolitica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *