Democrazia “malata”. Le convulsioni americane come punto di non ritorno?

Mai nella storia recente si era assistito ad un livello di scontro e delegittimazione dell’avversario paragonabile a quanto avvenuto durante le recenti presidenziali americane. Dispiace vedere un Paese, che è stato e rimane ancora oggi un punto di riferimento per chi si ispira a valori democratici, contorcersi in una lotta vergognosa per l’aggiudicazione del voto presidenziale. Una lotta che rischia di trascinare gli Stati Uniti verso un destino cupo e che sicuramente complicherà il lavoro del nuovo presidente.

L’indecoroso spettacolo a cui si assiste non potrà non avere conseguenze, polarizzando ancora di più il Paese a stelle e strisce. Di chi sia la responsabilità lo stabilisca la coscienza di ognuno di noi. Meglio evitare considerazioni in merito se non si intende surriscaldare ulteriormente gli animi. Se in un Paese non si riconosce il voto come legittimo, infatti, vuol dire che la democrazia è sul punto di cessare. O forse è già defunta e non ce ne siamo accorti.

C’è qualcosa che non funziona, un meccanismo che si è inceppato. La democrazia nella sua essenza non è altro che un modo per stabilire chi deve governare, non certo un tribunale inquisitorio volto a decretare da quale parte siano il torto e la ragione. L’alternativa è l’utilizzo della forza per prevalere sull’avversario. La democrazia serve appunto per evitare un tale scenario.

Oggi sembra che negli Stati Uniti, per anni culla della democrazia, si siano dimenticati questi principi elementari. L’assenza di rispetto per chi porta idee differenti, l’offesa continua, la volontà di delegittimare in tutti i modi l’avversario, sono segnali preoccupanti, già presenti nelle democrazie occidentali ed in modo ancora più marcato in quella americana. Tali segnali evidenziano come non siamo più in presenza di democrazie ma di qualcosa di diverso.

Il processo di degenerazione è in atto e va avanti indipendentemente dal fatto che sia una forza politica od un’altra a governare. Pensare che si possa fermare con riforme elettorali, costituzionali o con altri strumenti giuridici è pura illusione. Ciò che è profondamente intaccato è il sistema di valori su cui si fonda la democrazia. E quando questi sono danneggiati il percorso di ricostruzione è molto lungo. Purtroppo in questi anni si è formata una società con un’etica precaria, che predica concetti di democrazia ma non riesce a trasformarli in realtà nei comportamenti di tutti i giorni. Una società cieca che non ha consapevolezza di quello che fa e dice, perché è chiusa in una realtà dalla quale non riesce ad uscire e vede le cose solo da una prospettiva autoreferenziale.

Questo è quello che sta succedendo sotto i nostri occhi. La democrazia si sta piegando al volere dei mass media e dei giganti del web, che non solo influenzano l’opinione pubblica ma in certi casi pretendono di dettare l’agenda politica a chi è stato eletto. Media che il più delle volte sono controllati da interessi privati di dimensioni globali, che si autocelebrano come i difensori della democrazia e della libertà. Una bella impasse, non semplice da risolvere.

Anche perché è assente a tutti i livelli la capacità di valutare le cose con equilibrio e di alimentare un dibattito pubblico con un sereno distacco. Chi ancora possiede queste capacità è emarginato, oppure, inserito nella mischia quotidiana, viene annientato da voci e comportamenti che hanno decibel più alti. In tale confusione qualcuno si volta a guardare altri sistemi politici, avendo magari la tentazione di lodarli. Ci auguriamo soltanto che i media realizzino, finché siamo in tempo, quali siano i limiti del loro potere e che rinneghino atteggiamenti che possono compromettere l’essenza della democrazia, non solo americana ma occidentale in genere. Comportamenti che possiedono caratteristiche presenti in regimi autoritari, dove chiudere la bocca al proprio avversario politico è la prassi per ottenere il consenso ed assicurare l’armonia generale.

Alberto Cossu

2 thoughts on “Democrazia “malata”. Le convulsioni americane come punto di non ritorno?

  1. Sarebbe interessante un dibattito ma partendo anche dal fatto che quella che dai media è stata sempre osannata come la più grande democrazia al mondo va ridimensionata. Infatti ci sono migliaia di fatti e prove storiche che quella democrazia è solo di facciata e molto poco sostanziale perché quelli che nascostamente la governano e la controllano in tutti i suoi aspetti di governo nazionale e mondiale vengono sempre ed eternamente sottaciuti nei loro media da sempre nel loro possesso e controllo.

  2. Gentile Giampiero, grazie per il commento. Gli Usa sono un grande paese, ed hanno numerose contraddizioni e aspetti che non collimano con la visione ideale che abbiamo di democrazia. Le riflessioni che propone sono fondate, ma purtroppo non possiamo in questa pagina, per ovvie ragioni di spazio e tempo, affrontare una tematica di questa portata. Di nuovo grazie per il suo commento.

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